Era una serata di aprile.
Appena rientrato mi accorsi di avere un messaggio nella segreteria telefonica.
Il mio amico Gabriele mi invitava a recarmi il giorno successivo presso l'abitazione di uno dei componenti del suo gruppo per parlarmi di una questione che, dal tono della sua voce, doveva stargli parecchio a cuore.
Si trattava, dunque, di recarmi presso la villetta di Leonardo, situata in ****, a due passi dal ristorante del padrone di casa.
Accettai di buon grado. D'altronde poteva essere l'occasione per vedere all'opera la sua band...
...i BENCH! (avevo sempre trovato un che di genuino in questi musicisti dilettanti!).
Giunsi all'appuntamento con leggero anticipo, come mio solito, e, dopo aver ascoltato qualche minuto del loro ultimo cd (2nd floor), potei parlare in tutta tranquillità con Gabriele: erano infatti giunte le 16 ed i componenti del gruppo avevano smesso di suonare per non disturbare i vicini, dedicandosi ognuno a qualche attività di proprio interesse...
Il mio amico, dopo avermi accennato il perché di quell'invito, era andato a sedere su di una poltrona accanto al divano situato nella stanza in cui erano soliti provare, e si era messo a strimpellare, seppur con una certa maestria, la sua chitarra elettrica. Mi accorsi subito della possibilità di rivolgermi a lui per ulteriori delucidazioni, nonché di poter spegnere il suo amplificatore per accendere lo stereo accanto al camino, cambiando musica di sottofondo: sapevo comunque che in entrambe i casi Gabriele avrebbe smesso di suonare per rispondere alle mie domande.
Il dialogo fu davvero interessante: a detta del mio amico avrei dovuto aiutare il gruppo ad evocare il celebre DIO DELLA MUSICA (!) il quale, a seguito di una complessa procedura evocativa, li avrebbe di certo premiati con un ricchissimo contratto discografico (sul cui ricavato riuscii a rivendicare una percentuale del 30% per me stesso: amici sì, ma fino a un certo punto...).
Il procedimento per richiedere l'intervento di questa entità (della cui eistenza mi lasciai persuadere, più che altro, dalla convinta insistenza di Gabriele: un tipo che non si sarebbe mai lasciato sedurre da certe storie, se non in presenza di qualche elemento concreto...) constava di due passi sostanziali: il reperimento di tre elementi o "ingredienti" ed il loro inserimento all'interno di un recipiente nel quale, una volta richiuso, aggiungere una certa quantità d'acqua; non nascondo che la storia cominciasse ad avere un certo fascino! Da ultimo il mio amico mi rivelò di ricordare soltanto uno degli elementi di cui era necesario entrare in possesso: si trattava di un "feticcio vudù sonante di colore arancione, in grado di mettere in contatto con l'aldilà".
Il colloquio con Gabriele aveva inoltre appagato la mia curiosità sulle sue capacità di musicista: in effetti, ben oltre le sue specifiche abilità, era la sua chitarra Fenix a produrre un degno accompagnamento e a non calare mai di tono durante l'esecuzione, grazie ad un kit di corde radioattive autoaccordanti ed autoaccompagnanti, che il mio amico si disse disposto a cedere solo in cambio di qualcosa che per lui avesse una certa utilità.
Terminato il dialogo mi misi prontamente all'opera.
Da uno sguardo preliminare alla stanza notai la presenza di una chiave, appesa insolitamente ad un macinino da caffé sulla mensola del camino, che presi subito con me; non trovando altro di interessante mi spostai dirigendomi in bagno. Qui aferrai subito l'asciugamano del bidet (ovviamente solo dopo aver constatato che era stato appena cambiato e dunque intonso...) e proseguii avventurandomi verso la sala del frigorifero. Notai subito un boccale di pietra evidentemete fuori posto, che riposi nel mio zaino in caso di necessità; dietro il frigorifero scorsi poi una tenda che, spinto dalla mia costante curiosità, aprii in un sol colpo: adagiata tra fiaschi di ottimo vino trovai una scatola di croccantini "Benchwarmers Puppy Buiscuits"; la scatola purtroppo non ne voleva sapere di farsi aprire e, dopo innumerevoli tentativi, decisi di lasciarla perdere, almeno per il momento. A questo punto non restava che aprire il frigorifero. Esso conteneva, accanto a prestigiosissimi vini, tre oggetti che destarono la mia attenzione e che presi subito con me: un uovo, una bottiglietta d'acqua ed una bottiglia contenente un'insolita bevanda (detta "Bench-Cola") su cui decisi di scoprire di più. Richiusi delicatamente il frigorifero e mi recai in una nuova stanza, passando attraverso la sala dov'era Gabriele (ma avrei potuto farlo anche avvalendomi della mia mappa, e con un solo gesto!); ero giunto nella sala del computer, dove trovai altri due elementi dei Bench: Marco, il bassista, intento ad utilizzare il pc, ed il cantante del gruppo, Fabrizio, il quale non distoglieva mai lo sguardo da un quotidiano aperto alla pagina della finanza. Decisi di parlare con entrambi: ne risultò che la Bench-Cola (sulla cui composizione chimica ricevetti un interessante referto) era l'ultima invenzione di Fabrizio, una sorta di sventurato imprenditore-inventore-investitore che si era cacciato in qualche guaio con una sua precedente produzione, quella della "Benchilla" (una potentissima camomilla-sonnifero, di cui Marco, interrogato su cosa pensasse della Bench Cola, mi fornì gentilmente una bustina); ma soprattutto venni a conoscenza di un altro ingrediente per evocare il Dio della musica...
Avrei dovuto infatti reperire la discografia del gruppo (in tutto due cd) e, ancora su indicazione di Marco, scoprii di potermi in tal senso rivolgere a Francesco, il batterista della band, noto per essere una persona ordinata e puntuale.
Mi congedai dai due e iniziai ad osservare la sala: tra le altre cose notai in particolare un cacciavite riposto disordinatamete sul tavolo, che presi subito, ed un boccale con tappo in peltro che non riuscii ad aprire in quanto accuratamente incollato; da ultimo scorsi una porta che scoprii chiusa a chiave: intuii che la chiave di cui ero in possesso era quella giusta per aprirla e lo feci prontamente. La porta dava su una sorta di piccolo pianerottolo, fino a quel momento assente dalla mia mappa, arredato con cura: decisi di non salire le scale per non turbare i proprietari dell'abitazione, ma notai anche di poter comodamente spalancare le ante di un raffinato mobiletto, posto in fondo al sottoscala, dalla cui apertura ricavai un nuovo oggetto per il mio zaino, ossia un tubo di gomma della lunghezza di circa due metri. Tornai nella sala del computer deciso ad uscire all'esterno della viletta, ma prima compresi di poter utilizzare subito il cacciavite che avevo trovato in precedenza: mi recai nuovamente nella stanza del frigorifero e attuai la mia vendetta nei confronti della scatola di croccantini! Ne ricavai un biscotto per cani, al momento di scarsa utilità, che quantomeno occupava poco spazio nello zaino.
Finalmente potevo uscire dalla casa.
Il clima all'esterno era mite e lasciava presagire che l'estate sarebbe giunta a breve, la villetta aveva un bell'aspetto anche da fuori e decisi di indagare qualora fosse stato possibile accedervi dall'ingresso principale; prima che mi avvicinassi al cancelletto, tuttavia, la mia curiosità fu rapita dalla presenza di una busta di plastica lasciata lì poco distante. All'interno della busta (che non esitai ad esaminare, in fondo si sarebbe potuto rivelare utile di tutto...) raccolsi un barattolo di tintura edile ed un foglietto: si trattava di una strampalata lista della spesa, "invasa" da eventuali acquisti a dir poco assurdi, che riportava un elemento in evidenza ("il 69, sono un maschio senza raschio", bah!); ad una lettura più approfondita compresi che la lista doveva appartenere a Gabriele e decisi di cercare, magari anche più tardi, questo fantomatico "69" per darlo al mio amico in cambio della sua muta di corde.
Ero comunque ormai a pochi passi dal cancelletto e decisi di provare ad entrare... Impossibile! La presenza di Goran, il cane di Leonardo, scongiurava il passaggio a qualsiasi sconosciuto. Pensai subito di potermi liberare facilmente di questo novello Cerbero con il croccantino che avevo precedentemente prelevato dalla scatola, ma le mie speranze furono disattese: dargli da mangiare, infatti, mi garantiva troppo poco tempo per superare indenne il "cucciolone", dunque preferii attendere e cercare un'alternativa. Riflettei un secondo esaminado il contenuto del mio zaino per vedere se ci fosse qualcosa che potesse risultare utile: intuii che era giunto il momento di testare l'efficacia della Benchilla, così versai il contenuto della bottiglietta d'acqua nel boccale di pietra e vi introdussi parte del contenuto della bustina di camomilla idrosolubile; non restava altro da fare che immergervi dentro il croccantino per poi lanciarlo al cane. Gli effetti del croccantino così alterato furono immediati: appena ingerito fece cadere il quadrupede in un sonno profondissimo, lascandomi così via libera. Potei raggiungere il balcone antistante la villa dove, nei pressi della cuccia di Goran, trovai un piccolo pupazzetto sonoro dal colore arancione: poteva forse corrispondere all'ingrediente di cui mi aveva parlato Gabriele! L'avrei potuto scoprire solo in seguito. Tornai davanti la casa. Prima di proseguire decisi di esaminare con maggiore attenzione il referto relativo alla Bench-Cola, viste le proprietà non comuni dei prodotti di Fabrizio. Osservando in particolare le avvertenze sul fondo del foglio notai un aspetto che poteva giocare a mio favore: combinando la bevanda con la tintura edile che avevo da poco trovato potevo ottenere un acido dall'incredibile potere corrosivo! Provai dunque a combinare i due liquidi: un composto denso, di un verde acceso, che ricordava il colore dei marziani o degli effetti speciali utilizzati nei vecchi "B-movies" fantascientifici, cominciò a ribollire all'interno della bottiglietta nelle mie mani; era il caso di liberarmene al più presto, prima che l'acido sciogliesse la plastica e inondasse il mio zaino con effetti deleteri. Per fortuna avevo già in mente il modo di utilizzarlo: tornai immediatamente nella sala del computer e testai gli effetti del composto sul boccale che avevo lasciato ancora chiuso sul tavolo; riuscii agevolmente a scollare il tappo di peltro dall'orlo del boccale ed entrai in possesso del suo contenuto. Si trattava di una chiave dal colore azzurro intenso: la presi, consapevole del fatto che dovesse avere una certa importanza per esser stata nascosta così accuratamente. Decisi poi di tornare all'esterno per proseguire la mia "indagine". Mi diressi verso il piazzale del ristorante. Percorrendo appunto il vialetto che collegava la villetta al piazzale mi imbattei in Francesco, il batterista dei Bench; questi era intento a cercare di far ripartire la sua moto ed io mi offrii gentilmente di aiutarlo: in cambio avrei ottenuto un passaggio a casa sua, dovre avrei trovato sicuramente i cd che stavo cercando. Parlando con Chicco (così era solito essere chiamato) appresi che per far ripartire la moto era necessario sgrassare in qualche modo sia la catena che il carburatore; per il resto, riguardo al Dio della musica, nulla di nuovo. Provai subito ad aiutare il "centauro" dandogli l'asciugamano che avevo nello zaino: purtroppo, però, per quanto valido come straccio, non bastava da solo a risolvere i problemi della moto.
Mi congedai con l'intenzione di trovare qualcosa di più adatto, magari da combinare con l'asciugamano, e proseguii il cammino non prima, però, di raccogliere una tanica vuota posta sull'altro lato del vialetto, nei pressi della fontanella. Giunto finalmente nel piazzale feci la conoscenza di Leonardo, uno dei due chitarristi del gruppo assieme a Gabriele. Era tutto concentrato nel tentativo di colpire la pallina da golf con un legno 3, allenando così il suo movimento; ciononostante appena mi rivolsi a lui interruppe la sua attività per parlarmi. Dal colloquio seguente appresi che c'era un motivo più che valido per tentare di ottenere da Gabriele le sue corde autoaccordanti: per evocare il Dio della Musica, a detta di Leonardo, era necessario un "elemento altamente radioattivo"! La mia impazienza di trovare questo fantomatico "69" ai fini di riceverne in cambio la muta di corde dal mio amico crebbe a dismisura. Al termine del dialogo restai fermo ad osservare il piazzale: mi soffermai dapprima sull'edificio del ristorante sullo sfondo, quindi rivolsi lo sguardo ad una automobile parcheggiata nei pressi dell'ingresso; decisi di esaminare più da vicino entrambe... niente da fare! Leonardo (che era tornato a concentrarsi sul golf) mi impediva di avvicinarmi al ristorante dal momento che era giorno di chiusura, e non avrebbe sentito ragioni.
Dovevo trovare il modo di farlo allontanare.
Riflettei un secondo.
Avevo sempre sognato di attuare uno scherzo simile: con un pretesto velatamente provocatorio, sfidai il malcapitato ad effettuare lo stesso colpo con una mazza dal raggio più corto e, nei brevi istanti in cui mi diede le spalle per attingere alla sua sacca, sostituii la pallina da golf con l'uovo raccolto nel frigorifero; attesi qualche momento... l'impatto fu violento, gli schizzi che ne scaturirono si propagarono in fretta nell'arco di pochi metri, penetrando l'aria di quel pomeriggio d'aprile come strali pungenti in un macchinoso delitto... insomma, il povero Leonardo fu in breve cosparso di gocciolanti porzioni di uovo e, di conseguenza, costretto a tornare a casa per lavarsi e cambiarsi i vestiti. Avevo via libera. Mi avicinai all'auto e notai che, diversamente da ciò che mi aspettavo, non era chiusa: in particolare avevo la possibilità di aprire comodamente lo sportelletto ed il tappo del serbatoio della benzina, e intuii il modo in cui tutto questo potesse tornarmi utile... avevo infatti nel mio zaino tutto l'occorrente per aiutare adeguatamente Chicco; bastava sottrarre un po' di benzina dalla macchina parcheggiata nel piazzale, inserendo nel serbatoio il tubo di gomma che avevo nello zaino e travasando il carburante nella tanica raccolta in precedenza. Ciò fatto inserii l'asciugamano nella tanica e lo consegnai, così imbevuto di benzina, nuovamente a Chicco: questa volta emerse una problematica diversa (il prode motociclista non riusciva a raggiungere comodamente il carburatore con l'asciugamano, ed aveva bisogno di qualcosa per spingerlo più a fondo) che risolsi immediatamente consegnandogli il cacciavite. Finalmente era in grado di accompagnarmi a casa sua, dove avrei preso i cd dei Bench, necessari per la procedura evocativa! Dopo uno spericolato e pericoloso viaggio in moto giungemmo a destinazione. Ma le sorprese non erano finite: forse non avevo notato del sarcasmo nelle raccomandazioni di Marco affinché mi rivolgessi a Chicco, fatto sta che quest'ultimo si rivelò un tipo tutt'altro che ordinato e la sua abitazione paragonabile ad uno dei bazar più confusionari che avessi mai potuto immaginare! Per farla breve mi limiterò a dire che trovai i cd all'interno di un portapane che individuai solo dopo aver spostato un bersaglio di sughero, inspiegabilmente riposto sopra il congelatore! L'importante era comunque aver recuperato uno degli oggetti previsti dalla procedura evocativa. Tornato da casa di Chicco mi diressi nuovamente verso il ristorante. Giunto alla porta d'ingresso non fui affatto stupito di trovarla chiusa, senonché una chiave con me l'avevo e provai ad utilizzarla: era proprio quella che dava accesso ai locali del ristorante, dunque decisi di entrare senza esitare. Il ristorante constava di un ingresso, un angolo-bar, una sala piena di tavoli ed infine un'ulteriore sala situata al piano superiore: mi misi prontamente all'opera. Rimasi qualche minuto nella zona dell'ingresso, pervaso da una singolare quanto insolita sensazione: quella dovuta alla possibilità di muovermi liberamente ed indisturbato in un luogo solitamente affollato, ma soprattutto di aggirarmi in uno spazio che in definitiva avevo violato e dunque, in condizioni normali, a me estraneo e impraticabile... insomma la vecchia storia del fascino morboso legato alle cose proibite! In fin dei conti, comunque, il tutto si risolse solo nell'approfittarne per fare qualche telefonata di straforo: ero lì per una ragione, per aiutare un amico, e non potevo perdermi in chiacchere o distrazioni inutili. Mi spostai, dunque, nella zona bar. Qui trovai dinanzi a me un vasto assortimento dei più comuni e conosciuti superalcolici, e seguii l'impulso di curiosare tra di essi... tra un Amaro Luciano, un Brucamenta ed un Amaro Taverna, saltò fuori una bottiglia a dir poco interessante: era il Vat 69! 69, ma certo! Come avevo fatto a dimenticare la battuta di un così celebre film ("solo questo è il whiskey maschio senza raschio...")! Compresi che era proprio quello l'elemento in evidenza nella lista della spesa di Gabriele, dunque di lì a breve sarei entrato in possesso di un altro oggetto utile per l'evocazione del dio. Prima di tornare alla sala prove, terminai la mia visita al ristorante: nela sala del piano inferiore raccolsi, sopra ad uno dei tavoli, una pepiera in legno di ottima fattura; al piano superiore, invece, scoprii l'esistenza di un'ulteriore porta chiusa, nascosta dietro degli eleganti tendaggi. Ovviamente non ero in possesso della chiave giusta per aprirla, quindi decisi di tornare finalmente alla sala a consegnare il Vat 69 a Gabriele. Utillizzai in tal senso la mappa, ed in un attimo mi trovai al cospetto del mio amico il quale, ringraziandomi per avergli procurato l'ottimo whiskey, mi consegnò come previsto la sua muta di corde radioattive e si congedò da me spiegandomi che di lì a breve si sarebbe dovuto assentare per motivi "personali" (per andare a registrare la puntata di Sentieri, di cui era fan accanitissimo! Che gente...), ma che comunque ci saremmo rivisti in seguito, magari per festeggiare il successo della mia impresa... nella sala c'era anche Leonardo, intento a pulire il suo ferro 7 dalle ultime tracce di uovo, dal quale, non senza un certo senso di colpa, ottenni rassicurazioni sul fatto che fosse tutto a posto dopo l'incidente occorsogli in precedenza. Ma non era il momento di perdersi in chiacchiere sterili, sentivo di essere vicino alla soluzione, pertanto cominciai a riflettere su cosa effettivamente mi mancasse per avviare la procedura evocativa del Dio della Musica... ricapitolando: serviva un "elemento altamente radioattivo" e ne ero in possesso (le corde Fenix), era necessario il prodotto da promuovere ed avevo anche questo (i cd dei Bench), infine il "feticcio vudù di colore arancione" che, con un po' di fantasia, poteva corrispondere allo strano pupazzetto trovato nei pressi della cuccia del cane (il cosiddetto "popopopolpo"!); era proprio il caso di provarci! Soltanto dovevo individuare il recipiente adatto ad inserirci gli ingredienti ed a sommergerli d'acqua soltanto dopo averlo richuso... in effetti di contenitori di vario genere ne avevo incontrati parecchi nel corso di questa avventura, boccali scatole cucce e tanti altri... ma nessuno sembrava adeguato: dovevo concentrarmi... dovevo riflettere... pensare... ma certo! Proprio il luogo dove da sempre riflettevo meglio! La tazza del water era perfetta per essere utilizzata seguendo alla lettera la procedura evcativa! Corsi in bagno, sollevai la tavoletta, ed iniziai ad inserire gli "ingredienti": il popopopolpo emise per l'ultima volta il suo richiamo disperato, mentre annegava nel mare calmo dell'oblio, poi toccò alle corde ed ai cd; non restava che abbassare la tavoletta, per chiudere il "recipiente" ed aggiungere acqua, nel modo più naturale che potesse verificarsi in un bagno... azionai lo sciacquone ed attesi. Non sembrava accadere nulla! Forse qualcosa non andava, forse non erano gli ingredienti corretti... non restava altro da fare che tornare dai componenti del gruppo e annunciare il mio fallimento: tornai nella sala prove quando...
...improvvisamente risuonò fortissimo un gong, la terra cominciò di colpo a tremare sotto i miei piedi, per un' istante l'intera stanza sembrò in balia di una forza oscura, innaturale, sovrumana, trascendente... dagli amplificatori si levò una voce dal timbro imponente, vibrante... era il DIO DELLA MUSICA! Forse ce l'avevo fatta, ci ero riuscito! Chiedemmo subito all'entità divina accorsa in nostro aiuto di fornire i Bench di un contratto discografico da sogno... e scoprii che la questione non era affatto risolta: il dio spiegò di pretendere qualcosa in cambio della sua benevolenza, ovvero una bottiglia del vino più costoso che esistesse in natura! Ciò detto la voce sparì, provocando nuovamente il tremore che aveva accompagnato il suo ingresso, pronta a rivelarsi nuovamente a noi soltanto in presenza del dono votivo che pretendeva.
Evidentemente non era finita: che fare, a chi rivolgermi, ma soprattutto, come e dove reperire questo vino?
Essendo lì presente con me Leonardo ne parlai in primis con lui, ed ebbi subito, fortunatamente, le risposte che cercavo: la sua famiglia era in possesso da generazioni di una delle rarissime bottiglie del BRUNETTO DI VALLE PIPERINA, un vino rarissimo e preziosissimo, proprio il vino più costoso del mondo di cui avevamo bisogno... l'inconveniente era che il Brunetto fosse nascosto in un caveau, creato appositamente per proteggerlo da qualsiasi malintenzionato, cui l'accesso era negato persino a molti dei componenti della famiglia, Leonardo compreso! Il chitarrista non poté far altro che consegnarmi una chiave, che sicuramente mi sarebbe servita nella ricerca del caveau (situato da qualche parte nell'edificio del ristorante), ed avvertirmi del fatto che mi sarei venuto a trovare sicuramente di fronte a qualche complesso sistema di protezione, disattivabile soltanto tramite il misterioso SCETTRO DEL CUOCO, di cui anche lui ignorava le fattezze. Non avevo altro, anche perché rivolgendomi ai restanti membri del gruppo non ottenni alcuna ulteriore informazione: come dall'inizio dei questa vicenda, dovevo andare avanti da solo. Tornai al ristorante, salii al piano superiore e tentai, con successo, di utilizzare la chiave appena ricevuta per aprire la misteriosa porta celata dietro i tendaggi: superato l'ostacolo mi trovai di fronte ad un ascensore che mi condusse forzatamente verso il basso, e mi lasciò dinanzi ad una scalinata che prolungò ulteriormente la mia "descensio ad inferos"... ero nei corridoi sotterranei del palazzo, che percorsi fino a ritrovarmi faccia a faccia con una guardia posta a protezione di una nuova porta: tentai di persuadere la guardia a lasciarmi passare, ma la sua mole ed i suoi modi mi dissuasero a più riprese dal tentativo; dovevo escogitare qualcosa per farlgli abbandonare la sua posizione. Cercai l'ispirazione esaminando ancora una volta il contenuto del mio zaino e mi soffermai su due elementi in particolare: se usare la pepiera per nebulizzare del pepe sulla guardia non sembrava abbastanza, se tentare di svuotargli addosso la bustina di Benchilla del suo contenuto residuo non era una soluzione, ebbi l'idea di combinare questi due elementi per vedere gli effetti sull'uomo di un eventuale mix pepe-Benchilla... utilizzai la pepiera inserendovi, dunque, la camomilla, e rivolsi quella nuova arma impropria contro l'imperturbabile energumeno. Tuttora non so cosa gli sia accaduto, ma credo si sia ripreso dalle fitte allo stomaco che gli provocò l'inalazione di quel pernicioso composto: fatto sta che avevo nuovamente la strada spianata per proseguire. Come prevedibile la porta metallica, che ora costituiva l'unico impedimento al mio passaggio, non si sarebbe aperta certo da sola; decisi allora di esaminarla con maggiore attenzione: accanto ad essa notai uno strano meccanismo e, poco sotto, un grosso pulsante rosso... che alla minima pressione fece spalancare di colpo la porta! Peccato che questa celasse una fitta rete di raggi laser (che provai a toccare, riportando una grave ustione a due polpastrelli!) evidentemente connessa al meccanismo che avevo notato in precedenza; compresi che era il momento di ricorrere a questo benedetto scettro del cuoco... ma di cosa avrebbe mai potuto trattarsi? Ero tentato di tornare indietro, quando un'idea peregrina balugginò nella mia mente: in fondo, la pepiera di cui mi ero da poco servito, non poteva forse rassomigliare in qualche modo allo scettro di un sovrano gastronomico? Provai ad inserirla nel foro del meccanismo e... fatta! Un suono, gradito alle mie orecchie, accompagnò l'arresto del sistema dei laser e la loro scomparsa. Sentivo che c'ero quasi. Continuai il cammino nei sotterranei, percorsi una serie interminabile di scalini (mi aspettavo, ormai, di incontrare Caronte o magari Minosse, tanto ero sceso sotto il livello del terreno...) fino a giungere in un ultimo spazio chiuso, delimitato su ogni lato da una selva di bottiglie di vini, sicuramente di grande prestigio, riposti laggiù ad invecchiare; scorsi poi un angolo maggiormente illuminato e lo raggiunsi in tutta fretta. Mi trovai di fronte all'ennesima porta, stavolta persino priva di maniglia. Notai subito, lì vicino, la presenza di una bottigliera distaccata dalle altre, isolata e posta accanto alla porta (doveva esserci un motivo...), ai cui piedi raccolsi una strana bottiglia con una grossa "P" sull'etichetta: mi avvicinai ulteriormente in modo da raccogliere le altre disposte ordinatamente negli appositi vani, e presi altre tre bottiglie con le lettere "O" "E" ed "N". Osservando attentamente la bottigliera, mi accorsi che quattro vani in particolare erano posti in evidenza, in virtù di una colorazione differente dal resto del mobiletto: vi adagiai a caso le quattro bottiglie che avevo appena preso, ed intuii di dover ricreare una disposizione in particolare, in modo tale che le lettere poste sulle etichette formassero una parola "chiave" o qualcosa del genere... dopo alcuni tentativi capii di dover ricreare il termine "OPEN = APRI" e tanto bastò a che improvvisamente si sbloccasse la porta accanto! Ero sicuro di esserci, ero finalmente giunto al caveau...
Entrai. Mi ritrovai immerso nel buio più fitto, incapace sia di proseguire (per quanto percepissi dal suono dei miei passi di trovarmi in un luogo piuttosto ristretto) che di tornare indietro o di consultare la mia mappa: ero lì fermo, al buio, come intrappolato in un qualche antro oscuro, e rimuginavo su come uscire da quella situazione. Iniziai a tastare i muri della stanza in cerca di un interruttore, prima a destra, poi a sinistra... infine lo trovai, in alto, davanti a me, e l'accensione di una luce rossastra, calda, intensa, accrebbe il clima di rivelazione che pervadeva quegli istanti...
era lì, proprio di fronte a me,ed emanava un'aura che aveva qualcosa di mistico, il sapore di tempi remoti, di reggie, di corti, di Storia...
era il BRUNETTO, il mitico BRUNETTO DI VALLE PIPERINA!
Posto sotto la lampada rossastra (che produceva un tipo particolare di luce, evidentemente in grado di non turbare il processo d'invecchiamento di quel prezioso nettare) recava una sorta di etichetta sul suo collo, in cui riconobbi la datazione della bottiglia: 1419! Incredibile! Quasi sei secoli di vita! Mi voltai, per un momento esterrefatto, ad un angolo del piccolo caveau. Qui scorsi un antico codice miniato del quattrocento, che dimostrava come la bottiglia in questione fosse una delle poche superstiti rimaste intonse al termine della giostra in onore di Lorenzo de Medici, tenutasi quello stesso anno a Firenze...straordinario... il volume conteneva addirittura delle pergamene provenienti da un codice ben più antico, grazie a cui riuscii a retrodatare la comparsa del vino Brunetto (il BRUNECTUS VALLIS PIPERINAE) almeno al 1148! Non bastava: adagiata sotto il codice miniato stava una cartellina rigida contenente, con mio enorme stupore nell'aprirla, una serie di stampe che riproducevano fedelmente (come puntualmente segnalato in una nota che vi trovai all'interno) gli originali di numerose opere d'arte in cui era il Brunetto stesso il vero protagonista! Rimasi basito nel constatare che la volta della Cappella Sistina, la Gioconda, l'Ultima Cena di Leonardo, nonché altre celeberrime opere d'arte, nella loro ispirazione originale (prima di varie censure ed autocensure) celebrassero quasi esclusivamente la grandezza del Brunetto! Sarei rimasto ad osservare quelle opere e la loro primigenia fonte di ispirazione per delle ore, ma dovevo portare a termine la mia missione...
Tornai alla sala prove portando con enorme cura la bottiglia.
Qui la storia giunse al suo epilogo, non prima che fossi costretto a scegliere, per l'ultima volta, tra il bene e il male...
